Mer

31

Mar

2010

A quelle seicentocinquanta persone che si fidano di me PDF Stampa E-mail
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Non sono stato eletto. Correvo per vincere e non ho avuto i voti necessari per farcela. Davanti a me avevo un candidato forte, consigliere regionale uscente, che ha preso circa 3.300 voti più di me. Una infinità incolmabile. 

Qui potrebbe concludersi un'analisi fredda e razionale del voto che per la prima volta mi ha visto candidato, seppur come indipendente. Chi si candida si candida per vincere, non per fare una bella figura, questo è quello che penso. 

Invece voglio parlarvi con il cuore in mano, come sempre, e mettere al centro dell'attenzione quelle 650 persone, che mi piace immaginare come 325 donne e 325 uomini,  che hanno aperto la scheda elettorale, hanno fatto una x su Italia dei Valori e hanno scritto un cognome lungo, difficile e molto poco settentrionale, utilizzando l'unica preferenza che avevano per darmi fiducia.

Seicentocinquanta persone che mi hanno creduto e che mi hanno ritenuto idoneo a rappresentarle in Consiglio Regionale. Io, Benny Calasanzio, da poco più di un anno a Verona, 25 anni d'età e tante cose ancora da imparare: forse mi hanno votato proprio per questo. 

Sono voti, questi, che meritano il mio più profondo rispetto e la più sincera gratitudine.

E sono voti, questi 650, senza dei quali il candidato dell'Italia dei Valori, Gustavo Franchetto, non sarebbe stato eletto; il terzo seggio assegnato all'Idv, scaturito dai resti, era infatti conteso tra Treviso e Verona, ed è scattato nella seconda per circa 300 voti. Voti che a parer mio ho raccolto fuori e molto al di fuori dagli elettori "tradizionali" dell'Italia dei Valori. 

E' per questo e per altri mille motivi che io dovrei ringraziarvi uno per uno, che vorrei conoscere i vostri nomi, perchè a guardarle dall'alto, 650 persone in fila che scrivono Calasanzio, sono tantissime. Vorrei raccontarvi le mie emozioni, le mie tensioni e le gioie che questa durissima campagna elettorale mi ha portato. Come si raccontano agli amici, alle persone care. 

Penso sempre ad Irene, ad Arianna, a Marta, Luciana ed a Tiziana, e poi ad Antonio, ad Alessandro, a Carlo, ad Enrico, a Luca, ad Onofrio, a Francesco, a Paolo, a Stefano, a Diego; i compagni di viaggio dello staff che hanno dato tutto, tollerando sacrifici e sclerate. 

I miei genitori e mia sorella, che sono venuti dalla Sicilia a Verona a fare campagna elettorale per le strade, attaccando i manifesti, avvicinando tutti quelli con l'accento del sud per portarli a conoscenza "che anche mio figlio è del sud, si candida qui sai?". 

Quanti ce ne sarebbero da ringraziare? Sonia, Luigi, Salvatore e Gioacchino, che hanno messo la faccia accanto alla mia sapendo che la montagna era altissima e difficile da scalare. 

Non so cosa farò adesso; ho voglia di tornare subito in mezzo alla gente, alla società civile, di riempire la mia agenda di incontri. Ho voglia di scrivere. Poi si vedrà. 

Arrivederci

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Venerdì, 10 Settembre 2010

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